Lo scorso 22 marzo è stata celebrata la conclusione dei lavori di restauro dell’edicola del Santo Sepolcro. Si tratta del luogo in cui da sempre la cristianità ha fatto memoria della morte e risurrezione di Gesù.

A distanza di qualche settimana da tale evento ci è venuta voglia di Salire a Gerusalemme per pregare dinanzi al sepolcro vuoto ed ammirare l’Anastasis restituita al suo splendore.

Una delle piccole “sventure” che possono capitare a chi viene in Terra Santa (o chi ci vive) e si reca a visitare i luoghi santi è di imbattersi nelle famigerate crociere. Navi di turisti che attraccano al porto di Haifa e da lì riversano migliaia di persone nel piccolo Israele. Ti trovi davanti all’Annunciazione o presso la grotta della Natività assediato  da numerosi gruppi di turisti che si susseguono per curiosare in luoghi dei quali, purtroppo, non conoscono minimamente la storia e il significato. E così mi sono trovato ad assistere ad una scena per certi aspetti divertente. Ero seduto a pregare dinanzi all’edicola del Santo Sepolcro quando una signora chiedeva informazioni, in inglese, ad una coppia di pellegrini seduti accanto a me. Riferendosi al sepolcro ha chiesto con gentilezza: “Scusate, parlate inglese? Potete dirmi per favore di cosa si tratta?” I due, un po’ sorpresi per l’inaspettata domanda, hanno candidamente risposto: “è la tomba di Gesù. Ma lui non c’è. È vuota!”

Bellissimo! Dinanzi al sepolcro vuoto, mi sono trovato a riascoltare il “Kerygma”, l’annuncio essenziale dei primi cristiani: “Gesù era morto e Dio lo ha risuscitato!”; “…Non è qui, è risorto!”

Da un po’ di tempo quando mi reco a Gerusalemme mi viene sempre il pensiero che in fondo da tutto il mondo si viene lì per adorare un grande… assente! E proprio questa assenza è la forza che richiama milioni di pellegrini da ogni parte della terra. Sì perché, anziché rimandare alla dissoluzione di un rapporto e ad un incolmabile distanza, l’assenza di Gesù è semplicemente il primo segno della risurrezione. Proprio per il fatto che lì non c’è possiamo dire che è risorto, che ha vinto la morte e con essa ogni limite umano e, pertanto, possiamo affermare che è presente, in ogni luogo e in ogni tempo. Si tratta di un paradosso affascinante, meraviglioso, ma anche a tratti sconvolgente e scandaloso. Proprio lì dove Dio sembra essere assente in realtà è più presente che mai. E tutta la nostra vita si gioca in questa dialettica tra presenza e assenza. Lo sentiamo, lo avvertiamo continuamente se ci definiamo credenti. “Dimmi dove lo hai posto (dimmi dove si trova!), e io andrò a prenderlo” (Gv 20,15). È l’appello disperato di una donna, Maria Maddalena, che all’angelo cerca di strappare un’informazione sulla collocazione di Gesù Risorto. È lo stesso appello che rivolgiamo direttamente a Lui quando dinanzi alle contraddizioni della vita e alle potenze del male chiediamo: “Ma dove sei?” E lui, spesso, rimane lì, presente ma allo stesso tempo discretamente silenzioso, “assente”… Finché non scopriamo una forza che lo tradisce e lo rivela, quasi involontariamente; il suo volto per così dire gli sfugge di mano e si manifesta ogni volta che scopriamo la forza dell’amore. Sembra volerci dire che in fondo è in essa che troviamo la sua più grande rivelazione. Ed in definitiva la Pasqua ci porta proprio lì, nel cuore dell’essenza divina che Gesù ha svelato al mondo intero: l’amore.

Con questi pensieri desideriamo augurare a tutti una buona Pasqua, con l’augurio di crescere sempre più nella capacità di amare, di dare e ricevere amore.

fratel Marco jc

Qualche foto della giornata:

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