Fratel Carlo è nato ad Alessandria il 2 aprile 1910, e dal 4 ottobre 1988 il suo corpo, in attesa della risurrezione, riposa a Spello da dove risuona ancora oggi – silenziosamente – la sua testimonianza di fede. Vogliamo ricordarlo con una delle sue pagine sempre eloquenti.

I segni luminosi della fede

La fede è una dimensione nuova della vita nel rapporto con l’invisibile. Avere fede in Dio, fidarsi dei lui!

È questa la fondamentale battaglia della vita, il sunto di tutta la terrena esperienza.

Credere in lui contro tutto, contro tutti; credere in lui quando le speranze sono umanamente svanite e quando il pericolo fa tremare il cuore.

Credere in Dio! Credere in lui fino in fondo: quale drammatica alternativa è la nostra!

È questa l’espressione massima di ogni fede religiosa, è questo il vertice di ogni mistica.

Come sarebbe trasformata la nostra vita! Terrori, preoccupazioni, avvenire, dolore, morte? Tutto perderebbe il lato negativo e, quali infanti, ci sentiremmo cullati tra le braccia della madre più amorosa. Ci sarebbe una gioia più profonda del vivere in questa luce? Ci sarebbe pace più completa?

Credere in Dio! Credere nella sua onnipotenza, nella sua onniscienza e soprattutto nel suo amore! Eppure se Dio c’è, come c’è, le cose devono essere così. Tutto deve essere riassunto in un’armonia universale nella quale nemmeno un filo può sfuggire alla sua sapienza e alla sua potenza.

Chi è il credente in Dio? Chi ha incontrato Dio?

Nessuno è amico di Dio, è Dio che è amico dell’uomo.

La differenza è che, se io mi credo amico di Dio, questo Dio è frutto della mia invenzione: il mio Dio. Invece è il contrario: Dio mi si rivela sempre nuovo, si manifesta sempre diverso.

Dio è amico dell’uomo in un modo che lui solo conosce.

Per credere in Dio, amici di Dio, non si tratta di conoscere la lingua di Dio, il modo con cui egli parla, ma soprattutto di conoscere il volto di Dio.

Io non credo affatto a chi mi venga a dire: «Io cerco Dio, ma non lo trovo!».

Cerca anzitutto – io gli direi – ogni giorno di compiere tutto nella verità, liberati dal demone dell’orgoglio, dell’oppressione e dell’egoismo, scaccia da te qualunque razzismo, vedi in ogni uomo un tuo fratello e… tu vedrai, tu lo vedrai!

Molti incontrano Dio attraverso i riti, lo adorano in questo modo: è il primo passo. Il secondo passo è la preghiera fatta nel silenzio, quando nessuno se ne accorge. Dice Gesù: «Quando preghi, entra nel segreto della tua stanza e chiudi la porta, che nessuno ti veda… ma il Padre tuo nel segreto ti vede» (Mt 6,6). L’altro passo è quando Dio è talmente presente in ognuno di noi che tu lo avverti come colui che c’è e opera tutto.

Dio opera come vuole, non è legato alle vie normali, alle leggi e alle normative che noi ci siamo posti. Dio opera con libertà. E noi dobbiamo stare con gli occhi spalancati per vedere dove Dio sta operando in questo momento. L’azione di Dio è imprevedibile.

L’incontro con la verità, con Dio, avviene nei modi più impensati!

Quando credo, non sono più un semplice uomo, sono già figlio di Dio.

La difficoltà di molti a credere in Dio consiste nel fatto che essi ritengono di essere separati da Dio.

Se essi sapessero quale vicinanza, anzi quale realtà vitale ci ricongiunge con Dio, si meraviglierebbero piuttosto del contrario. Qui non vi è più alcuna via di mezzo. Se Dio esiste, come esiste, se egli è mio padre, che mi dà la vita nella luce e nell’amore, allora io sono sempre in Dio. Non è più necessaria alcuna ricerca dell’unità con Dio; essa è già realtà. È sufficiente divenirne cosciente. La contemplazione è il prendere coscienza di questa presenza avvolgente di Dio nella nostra vita.

Solo l’incontro con Dio ci rende felici, perché l’anima è fatta per lui e il paradiso incomincia su questa terra.

E anche l’inferno incomincia da questa terra e lo realizziamo in proporzione della nostra lontananza da Dio.

Dove c’è Dio, c’è il paradiso. Dove non c’è Dio, esiste l’inferno.

Il mondo è triste perché ha bisogno di Dio.

Se voi andate su un prato e vedere le erbe ripiegate sullo stelo e appassite, voi dite: «Hanno bisogno di acqua». Se voi vedete uomini tristi, veramente tristi, dite subito: «Hanno bisogno di Dio», e non sbagliate.

La tristezza è il primo segno che non siamo quello che dovremmo essere, che non abbiamo ciò che dovremmo avere, che non facciamo ciò che dovremmo fare.

L’uomo è figlio di Dio e come tale deve vivere; diversamente sarà pieno di nostalgia.

 

Da: Carretto. Un contemplativo sulle strade del mondo.